Questo racconto inizia molto tempo fa, nel 270. Oggi siamo nel 2026, cioè 1756 anni più
tardi…
Era in una piccola città che si chiama Patara che si trova nell’attuale Turchia nei pressi di
Antalya.
Quel giorno nacque un bambino molto speciale! Lo chiamarono Nicola.
Appena nato, la levatrice lo depositò nel bagnetto per rinfrescarlo prima di mettergli il suo
pigiamino, però egli si mise subito in piedi ed allegramente salutò tutti i presenti dicendo:
“Ciao Amici, eccomi qua!”
Al ché la levatrice lo afferrò dicendo: “È un
po’ presto per fare lo spiritoso! A nanna!”
Gli mise il pigiamino e lo sdraiò nella sua
culla…
Dopo questa prima messa in riga Nicola
pensò che era meglio passare all’acqua bassa
e diventò un bravo fanciullo. Anzi, il venerdì
quando tutti facevano magro e digiuno, egli
rifiutava il biberon.
Poi Nicola andò alla scuola elementare del
comune, imparò a leggere e scrivere, faceva
ginnastica, cantava, imparò a suonare il
flauto, come tutti gli altri bambini.
Però una cosa era notevole: Nicola non sopportava né le cattiverie, né le ingiustizie ed
ogni volta che qualcuno barava o commetteva un fallo mentre giocavano a calcio, era il
primo a gridare: “offside” o “corner” o “penalty”. Ben presto diventò arbitro e tutti
sapevano che il suo fischietto era severo ma giusto.
A scuola, il maestro aveva notato che
Nicola era serio e molto intelligente ed
“Ecco! - disse il maestro - il vostro Nicola
è un bambino serio e intelligente. Non
bisogna lasciarlo qui ad imparare un
“mestiere normale” bisogna mandarlo a
studiare.”
Così Nicola entrò in seminario che è un
collegio dove si studia per diventare
sacerdote, ma anche dove andavano i
bambini delle famiglie povere e dove
ricevevano un’ottima educazione dopo della quale potevano scegliere di diventare prete
oppure di andare avanti a studiare all’università.
lingue cioè il turco, greco, latino ed
anche l’arabo, la geometria, l’algebra, la
storia e la geografia ma anche la
filosofia e la teologia.
Quindi Nicola diventò prete e visto le
sue doti fu nominato vescovo di Myra.
Egli iniziò a viaggiare di villaggio in
villaggio per cresimare, controllare
parrocchie e diffondere la Buona Parola.
Una sera passò davanti ad una casa e
dalla finestra aperta sentì piangere. Erano
sicuramente delle ragazzine che
piangevano.
Quella sera, quando era seduto a tavola
dal parroco del paese chiese:
appena dopo il ponte?”
“I Demir? Certo che li conosco. Brava gente ma molto
povera. Non hanno nemmeno abbastanza denaro per
maritare le loro tre figli che sono disperate…”
“Aha - pensò Nicola - è per quello che le fanciulle
piangono…”
E per tre sere successive quando passava sotto la loro
finestra, gettò una piccola borsa di monete d’oro in
casa… Così le ragazze poterono sposarsi.
Un’altra volta che andava a confessare i prigionieri nella
prigione della città sentì le lamentele di tre soldati che
erano stati condannati ingiustamente.
Quella notte, Nicola apparve al fianco del letto
dell’imperatore Costantino che si svegliò di soprassalto e terrorizzato…
“Fai bene ad essere terrorizzato - disse Nicola - hai commesso un atto ingiusto e crudele:
per colpa tua tre giovanotti innocenti verranno giustiziati ingiustamente!”
“Per l’amor del cielo! - gridò Costantino -
senza nemmeno infilare la vestaglia e a piedi
nudi corse al posto delle guardie e gridò:
“Salim! Salta sul mio migliore destriero e
corri fino alla prigione e dì al comandante
che quei tre scapestrati non sono che salta
pasti innocui che ho graziati all’istante!”
“Bene - disse Nicola - però nel futuro non
scomodarmi più per le tue decisioni
sbadate”…
Ma la storia la più commovente fu quando, di passaggio in una città dove la casa
parrocchiale era veramente piccola, decise di alloggiare in albergo. Quando entrò alla
reception, sentì che qualcosa non quadrava…
“Desidera far cena?” - chiese l’albergatore.
“Si certo: un bel piatto di carne, un po’ di verdura e patatine al rosmarino…una bottiglia
di Öküzgözü e come aperitivo un bicchiere di Gül Likörü cioè liquore di rosa.”
“Ottimo! - rispose l’albergatore - giustamente ho qua un nuovo arrivo di carne giovane e
fresca di prima qualità.”
“Vengo a vedere.” - disse Nicola seguendo subito
l’oste.
Quando arrivarono nella cantina Nicola alzò il
coperchio della botte e cosa non vide? C’era l’orrore
impensabile: tre bambini che erano stati uccisi, tagliati
a pezzettini e messi nella salamoia…
“Cosa fate qui!” - esclamò Nicola…
“Dobbiamo andare nella città per una commissione
per nostro padre. - disse il primo che ebbe il coraggio
di parlare. - Solo che ci siamo persi, non sapevamo
dove passare la notte, abbiamo chiesto rifugio a
questo albergatore e il resto potete immaginarlo…” -
singhiozzò il bambino…
“Su, uscite da questa botte della vergogna e andate a sedervi al mio tavolo che ne
parliamo.” - rispose Nicola.
E per miracolo, i tre bambini uscirono risuscitati e vestiti dalla botte.
“Bambini - disse Nicola quando furono seduti attorno ad un piatto di spaghetti - non
entrare nella casa di persone che non
conoscete!” Poi chiamò il poliziotto di
turno e l’albergatore fu mandato in
prigione.
Nicola continuò a viaggiare anche dalla
Turchia all’Italia ed i marinai lo
conoscevano bene perché quando nella
traversata succedeva una tempesta, Nicola
andava sulla prua ed ordinava alle onde di
placarsi. Così i marinai presero l’abitudine
di invocare Nicola contro i pericoli del mare…
Nicola si fece una grande riputazione e a furia di fare miracoli fu dichiarato santo, fu
sepolto a Bari, in Italia e da allora si chiama “San Nicola di Bari, protettore dei bambini”.
La sua festa è il 6 dicembre, giorno in cui porta ai bambini bravi dei regalini e ai bambini
non bravi… la frusta o il carbone…
San Nicola è anche patrono di diverse categorie tra cui gli studenti universitari, le ragazze
nubili ed i marinai.
Però in paesi come l’America non hanno le nostre tradizioni. Difatti Nicola aveva viaggiato
tra la Turchia e l’Italia e magari un po’ più in là, ma mai era andato in America… Allora
un giorno gli Americani gelosi inventarono un surrogato di San Nicola nella persona di Santa Claus, chiamato anche Babbo Natale che invece di abitare nel sud e bere liquore di
rose, abita nel nord, viaggia con le renne e beve coca-cola… ragion per cui fanno girare il
camion della coca-cola.
Invece noi, dopo la festa di San Nicola abbiamo Natale con Gesù Bambino che pure lui
porta regalini ai bambini. A Natale noi ricordiamo la nascita di Gesù, facciamo il presepe
e festeggiamo il ritorno della luce. Difatti il 21 dicembre, il sole smette di scendere ed inizia
a salire. È il solstizio d’inverno a partire dal quale il giorno smette di raccorciarsi e comincia
ad allungarsi, cioè ritorna la luce.
Di conseguenza tra San Nicola, Natale e Capodanno, è il “Periodo delle Feste”.
A Capodanno ci si scambiano doni per augurare appunto il “buon anno”. È anche il giorno
di dare le strenne che sono “un dono di buon augurio”. Gli operai agricoli nelle fattorie
usavano depositare gli zoccoli davanti al camino ed alla mattina ci trovavano una moneta
d’oro. Anche i bambini possono depositare le loro scarpettine davanti al camino e, alla
mattina del 1° di gennaio, trovarci un regalino.
Quando ero piccola, cioè negli anni 1950
appena dopo la fine della guerra, eravamo
tutti poveri e San Nicola mi portava qualche
soggettino in marzapane, un paio di arance,
qualche mandarino e magari una bambola.
Un anno, l’inverno era talmente freddo che
i miei genitori chiesero a San Nicola di
portarmi una poltrona che si poteva
estendere per formare un lettino così da
permettermi di dormire accanto alla stufa
invece della mia camera nella quale gelava.
Quella poltrona l’ho tenuta preziosamente fino ad oggi ed anche le bambole.
A Natale Gesù Bambino lasciava una monetina in una scarpetta e per Capodanno si
andava dai nonni a leggere una lettera di augurio di buon anno o recitare una poesia al
seguito di ché si riceveva una moneta.
San Nicola viene raffigurato in veste
di vescovo con la mitra sulla testa, in
libro, tre palle che ricordano le
borsette d’oro, anche un ancora che
ricorda i marinai, ma soprattutto è
accompagnato da tre bambini. San
Nicola è principalmente il patrono dei
bambini.
Viene anche raffigurato con un
asinello che porta panieri colmi di
regali, per ciò era abitudine depositare
davanti al camino una zolletta di zucchero
e una carota per l’asinello e un bicchierino per
e una carota per l’asinello e un bicchierino per
il santo.
castigamatti che sgrida i bambini non proprio
bravi. Il castigamatti è “l’uomo nero” non un
Africano con la pella nera ma una persona
normale dipinta di nero perché raffigura il lato
nero di ognuno di noi, cioè il nostro lato non
buono… essere gelosi di una compagna, fare
uno sgambetto ad un compagno, rispondere
male, barare, ridere quando qualcuno scivola
sul ghiaccio…
Tutti noi abbiamo un “lato oscuro” è quello
che ci distingue… dai santi… ed è per quello
che i santi, per noi, sono dei modelli.
larghi che una persona poteva scenderci e
risalire, dunque anche San Nicola scendeva nel
camino per depositare i doni. Oggi con le
tecniche moderne non sarebbe più possibile ma
continuiamo a tramandare quella tradizione.
Una particolarità: noi in Svizzera abbiamo il nostro San Nicola della Flüe, ma questa è
un’altra storia.
Fonti: “L’iconographie de l’art chrétien” di Louis Réau éd.PUF 1958 – Tome IV n°2
Tutte le illustrazioni e foto: Anna Lauwaert.
Fine.
Anna Lauwaert
Loco, il 29.IX.26
festa degli arcangeli Michele, Gabriele e Rafaele.


















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